Dalida, Hadeel, Dana, Shahed, Nazk, Dalida e Ghied sono scappate dall’Iraq a causa dell’Isis e sono in attesa di un visto per l’America, il Canada o l’Australia. Non possono lavorare, studiare o anche solo guidare. Sono state private di ogni loro diritto.
Tv2000 ha scelto di raccontare la loro storia e il loro riscatto attraverso Rafedin, la sartoria artigianale di Amman.

Il traffico di Amman è una delle cose più pericolose della Giordania 🙂

Le ragazze vivono principalmente in uno dei quartieri più poveri della città. Il problema dei profughi iracheni ad Amman nasce quattro anni fa, quando l'Isis entra a Mosul ed espelle tutti i cristiani. Scappano in Kurdistan e da lì arrivano in Giordania attraverso un ponte aereo


Ho conosciuto Abuna a Betlemme, ero andata a fare volontariato con i bambini. Ci raccontava costantemente la storia di queste ragazze perché era molto preoccupato per loro

Quando ho incontrato queste famiglie per la prima volta vivevano dentro un salone con un solo bagno e una sola cucina messa male. Mi sono detto che avrei fatto qualcosa

Ragazze tra i 18 e i 20 anni senza lavoro, senza nulla da fare durante l’intera giornata. Stavano perdendo dignità

Parte della mia missione è sicuramente donare loro un po’ di speranza

Tutto il giorno Abuna si preoccupava di procurargli qualcosa da fare

Mi sono ricordato che avevo visto tre vecchie macchine Singer dalle suore salesiane, da lì l’idea di insegnare loro a cucire

Io non sono una sarta, quello che so mi è stato insegnato da mia madre. Ma ho accettato la sfida!

“Quando sono entrata per la prima volta a Rafedin mi aspettavo di trovare delle ragazze un po’ tristi,
invece c’erano delle ragazze solari con tanta voglia di imparare”


Un mio parente mi disse che c’era in zona un laboratorio dove le ragazze cucivano vestiti

Io all’inizio non sapevo tenere un ago tra le mani, dopo 2 anni ho cucito un vestito per la regina Raya

Quando sono arrivata ho detto: ``Datemi un pallone per giocare e io gioco. Ma non datemi un ago per cucire``

Il segreto è sentirsi tutti parte di una grande famiglia

Con le ragazze comunichiamo un po’ in arabo, un po’ in iracheno, un po' in inglese, un po' in italiano 😀

Io conosco poco l’inglese ancora meno l’arabo. Ma ci parliamo con la lingua del cuore

Ho imparato anche io a cucire, ormai per loro sono Abuna Ammani 🙂


I primi vestiti li abbiamo portati in Italia e con il ricavato abbiamo iniziato a pagare un po’ le ragazze , un piccolo salario per incentivarle a venire.

Io all’inizio ho improvvisato, avevo una piccola boutique e delle conoscenze essenziali ma ora c’è Antonella a dare loro le giuste basi.

Un giorno mi ha chiamato un mio compagno di scuola delle medie e mi ha detto vuoi andare in Giordania a insegnare a delle ragazze a cucire? Quando sono arrivata ho rivoluzionato tutto. Sapevano cucire solo le kefiah

Adesso abbiamo dei tessuti e colori stupendi








Tante persone ora sono interessate alle nostre magliette

Ti ricordi quando ci hanno chiesto 100 magliette? Quanto ho faticato per finirle…

La prima volta che le ho viste infilare con una mano l’ago nel tessuto e tirarlo con l’altra, avevano usato un filo lunghissimo per la paura di non farcela 🙂

Era il filo della speranza. Il filo che unisce le storie, le persone, l’Oriente e l’Occidente

Purtroppo non c’è più spazio per i cristiani in Iraq. Mio fratello rischiava di essere ucciso solo perché aveva al collo un crocifisso

Neppure io voglio ritornare in Iraq, per ora preferisco vivere da un’altra parte

Quando abitavo in Iraq avevo un salone nella strada principale, facevo la parrucchiera, hanno bruciato tutto. Lì ho preso la decisione di lasciare tutto e partire

Avevamo una casa grande lì, con un giardino. Ma casa vuol dire famiglia e per me è importante essere con loro anche in una stanza

Quando sono arrivata in Giordania ho avuto un blocco psicologico. I primi 3 mesi non sono uscita mai di casa, neppure per andare a messa. Anche se in Iraq facevo parte di un coro, qui non cantavo più. Non facevo niente tutto il giorno, non mi avvicinavo neanche alle finestre

Ora ho già 27 anni e non penso più al mio futuro, sono pronta a combattere tutti affinché mia figlia non veda quello che ho visto io!

Io, per il futuro, immagino un salone con tanti specchi dentro, con tante sedie e colori. Più grande di quello che avevo in Iraq

Abbiano sofferto tanto, vogliamo solo continuare la nostra vita come tutti!

Io sogno di diventare una modella, infatti la parte che preferisco di Rafedin sono le sfilate 🙂

Spesso organizziamo queste sfilate per diffondere il marchio e sono un momento di condivisione e spensieratezza per le ragazze!


Ghied è quella che cura il makeup di tutte, quando siamo state in gita nel deserto di Petra si è portata dietro una valigia piena di trucchi e si fermava ad ogni bagno per darsi una ritoccata

Per la prima volta dopo tre anni ad Amman abbiamo finalmente visitato la Giordania, conosciuto il paese che ci ospita

E’ stato un regalo da parte di 2 turisti francesi che hanno conosciuto le loro storie, Rafedin e le ragazze

La mia lotta quotidiana è quella di non finire una giornata senza aver compiuto qualcosa di utile per la mia vita e quella degli altri. Per il futuro, resto positiva nel sperare che un giorno potranno realizzarsi i miei sogni
Made by Iraqi Girls è un viaggio nella speranza attraverso la forza delle donne.
Donne che non sanno più cos’è casa, che non si arrendono e provano a ricucire il proprio futuro

Un racconto di Gianni Vukaj
e Antonella Becciu